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Sposo OT questa teoria di Godin (che consiglio a chiunque cerchi lavoro anche in ambito ICT) sul fatto che mandare un CV non serve per trovare lavori importanti:
"How about three extraordinary letters of recommendation from people the employer knows or respects?
Or a sophisticated project they can see or touch?
Or a reputation that proceeds you?
Or a blog that is so compelling and insightful that they have no choice but to follow up?
Some say, "well, that's fine, but I don't have those." Yeah, that's my point. If you don't have those, why do you think you are remarkable, amazing or just plain spectacular?
It sounds to me like if you don't have those, you've been brainwashed into acting like you're sort of ordinary. Great jobs, world class jobs, jobs people kill for... those jobs don't get filled by people emailing in resumes. Ever."
alle 06:57
Guido Tedoldi
La mia esperienza mi dice che Seth Godin ha ragione. Spedire curriculum vitae non serve praticamente a niente. E non soltanto perché siamo in Italia, dove le aziende non si degnano nemmeno di rispondere ai cv che ricevono (contrariamente a quanto succede nel resto del mondo – dove magari rispondono di no, ma rispondono).
Nella mia carriera ho spedito diverse centinaia di cv, sia per posta ordinaria sia per e-mail. Ho ricevuto 3 risposte da aziende italiane, solo 1 delle quali si è trasformata in una collaborazione.
Il motivo dell'inutilità dei curricula è, mi pare, che avanzano una richiesta, non una proposta. In un cv c'è scritto, in pratica: «Io ho fatto questo finora, usami».
Inviare un progetto (lo dice anche Godin) denota un atteggiamento del tutto diverso: «Io faccio e farò questo. Alla tua azienda mi pare possa servire. Se non ti serve, nessun problema, amici come prima. Lo farò con qualcun altro, oppure da solo».
Un imprenditore o un manager che ricevano molti cv, quasi non hanno elementi per determinare il valore o l'affidabilità di coloro che li hanno inviati. È come se si trovassero davanti un campionario di ingranaggi (è ancora Godin a dirlo) tra cui scegliere quello da inserire nella propria macchina.
Viceversa, se ricevono molti progetti, possono individuare di ognuno la differenza.
Il rischio, per le aziende, è che se gli aspiranti lavoratori smetteranno di inviare cv non ci saranno più persone disposte a farsi usare come semplici ingranaggi all'interno di fabbriche impersonali. Ma è un rischio facile da correre se il mercato si evolve come sta già facendo nella direzione di chiudere le fabbriche.
«Flessibilità» significa cose negative come precariato, bassi salari e impossibilità di diventare realmente produttivi perché non si svolge mai un lavoro per il tempo necessario a impararlo come si deve. Però significa anche la trasformazione dei lavoratori motivati in professionisti e imprenditori di se stessi. Tutte persone con un curriculum professionale lunghissimo alle spalle, e progetti da realizzare davanti.
Guido Tedoldi
aka ComeSeFosseSport in BlogoSfere