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La curva di Crunch

Marco Montemagno avatar Venerdì 21 Dicembre 2007, 12:10 in Blogging di Marco Montemagno
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C'è una nuova economia destinata a dominare questi anni digitali.

L'economia della reputazione e dell'attenzione.

Questa economia si incentra sul traffico che riesco a portare sui miei contenuti - ovunque questi si trovino, in un blog, in un widget, in un feed - e si pesa a link.

Anderson lo spiega molto bene in un passaggio di questo talk al Nokia World 2007.

In sostanza i link hanno un valore economico ben quantificabile.

Non è solo un valore di significato.

Link, chi campa di progetti online lo sa bene, vuol dire traffico.

Indicizzazione migliore. Visibilità del brand.

Buoni link significano page rank.

Significano autorevolezza. Significano reputazione.

Significano: soldi.
 

Ogni volta che una persona linka un mio contenuto ho un CPM ben preciso che posso calcolare, derivante da quel link oltre a tutti i benefici economici indiretti (se CNN/New York Times/Wired e Techcrunch linkano al mio nuovo progetto, si suppone con un sentiment positivo, beh i venture capitalist arriveranno molto probabilmente in massa).

In questo contesto i blog più importanti per ogni settore hanno ovviamente un ruolo determinante e nel caso specifico di Mr. Arrington in arte TechCrunch si sta assistendo ad una vera e propria "curva di Crunch" (!) che vale per le start up.

In pratica:

  1. Una nuova applicazione viene sviluppata
  2. Arrington ne parla e questo procura migliaia di registrazioni/utenti
  3. Techcrunch guadagna...
  4. A questo punto o il sito è valido e prende piede oppure (nella maggior parte dei casi, per un motivo fisico di limiti di attenzione) cade nel dimenticatoio e andrà a chiudere

La curva in questione non è ovviamente sostenibile e riproduce in realtà il meccanismo di visibilità dei media, applicandolo in questo caso alle start up web.

Mi dite la Vostra?

Crossposted da: SKY TG24 "Reporter Diffuso" con Marco Montemagno: La curva di Crunch

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2 commenti
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22 Dic 2007
alle 10:41

marco cavicchioli

in altre parole i links sono il vettore della popolarità (e non degli introiti). ovvio che "popolarità" può facilmente significare "introiti", qualora si sia in grado di operare questa trasformazione (e che "mancanza di popolarità", ovviamente, significa "mancanza di introiti"). 

in questo senso il tuo ragionamento mi pare allo stesso tempo semplice e corretto (due caratteristiche da non sottovalutare mai). e porta dritto alla considerazione che è possibile pesare le potenzialità economiche dei blogs dalla popolarità che sono in grado di vettoriare ai link che pubblicano!  

forse questo potrebbe essere (finalmente) un criterio obiettivo per pesare e monetizzare la reale potenzialità economica di un certo particolare tipo di blog. 

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21 Dic 2007
alle 22:22

Guido Tedoldi

Non mi pare così sicuro che il numero di link sia l'indicatore più sicuro della reputazione di un blog. Certo, ai fini di favorire la visibilità e aumentare il numero dei visitatori, i link sono utili, ma se un blog è fatto per essere letto mi pare che debbano essere presi in maggior considerazione i post che un utente legge effettivamente, e quindi la durata delle visite e il numero di pagine visitate sono indicatori più precisi.

Inoltre è nella natura di un blog (e del web 2.0) essere interattivo e creare una sorta di aura quando non di comunità intorno a sé. E questi parametri sono meglio misurati dal numero dei commenti, mi pare, piuttosto che dal numero dei link.

Altro aspetto da considerare è la media dei visitatori in un certo periodo, piuttosto che i picchi. I picchi possono essere generati da fenomeni casuali, mentre la media è indice del fatto che intorno a un blog si sia formato un pubblico di fan, costante e motivato.

 

Intendiamoci, magari sono io che la faccio più complicata di quanto sia, e contrariamente a quanto penso anche per i blog valgono le stesse categorie semplificate che si usano per misurare l'audience della televisione.

 

Guido Tedoldi

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