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Mag 0722

La carica dei 101 per l'aperitivo Cisco

Pubblicato da Marco Montemagno alle 13:04 in Eventi


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Non mi capita quasi mai di parlare di eventi/serate a cui partecipo ma in questo caso (= aperitivo per blogger organizzato da Cisco a Milano ) faccio un'eccezione...non tanto perché Cisco sia un'azienda con cui lavoro come Blogosfere quanto perchè credo ne valga la pena ;)

Mi risultano solo 2 "blogperitivi" (= aperitivio dove l'azienda incontra i blogger) ad oggi organizzati in Italia da multinazionali (Microsoft e Cisco) e oltre al fatto che questi momenti sono utili per incontrarsi, reincontrarsi ecc./ecc./i_soliti_motivi che accomunano anche barcamp/twitterbeer/geek dinner e quant'altro, penso che segnino una fase di cambiamento importante nel rapporto tra consumatori e aziende.

Avendo partecipato ad entrambi i blogperitivi, Vi butto lì qualche riflessione:

  • Sgombriamo subito il campo da eventuali dubbi.
    E' ovvio che un'azienda che organizza un incontro con i blogger stia facendo marketing.
    Semplicemente all'interno della propria comunicazione decide di includere dei nuovi interlocutori.
    Per quanto possa esserci passione e trasparenza (e nel caso di Cisco, confermo, che ci sono entrambe sia nell'Ad che nei collaboratori) bisogna sempre ricordare che nulla viene fatto se non per profitto (v. "abc di una società").
    Questo non è né bene né male. E' business.
    Basta saperlo.
  • L'aspetto interessante è che in questo caso si passa - per dirla con Anderson - da un prefiltro a un postfiltro.
    In altre parole l'azienda al posto di filtrare a monte chi può accedere direttamente all'informazione (es. solo i giornalisti) lo filtra a valle (di fatto aprendo il contatto a persone che di mestiere fanno dal radiologo, al bancario, fino al blogger professionista).
    Questo sposta radicalmente il peso del "consumatore" nei confronti dell'azienda (perché abbiamo un rapporto molto più intimo e diretto con l'azienda) e, più in generale, rivoluziona lo scenario dell'informazione tradizionale.
    Un semplice aperitivo, dunque, ha un impatto disruptive che si estende molto oltre.
  • Ieri l'AD di una gigantesca multinazionale ha passato qualche ora del proprio tempo a chiaccherare in modo diretto e informale con molti - per lui - perfetti sconosciuti. Aprendosi anche a critiche o a eventuali discussioni.
    Se l'avesse fatto Montezemolo o Bertelli, avremmo letto la notizia sulla home di Repubblica.
  • I blogger vogliono parlare, vogliono aver voce di default.
    Se sei 1 azienda e organizzi un incontro con loro beh falli parlare! Gira il microfono da te a loro e ascolta.
  • Giornalista si giornalista no: un amico a Londra mi faceva notare che alcune case discografiche ti accreditano non in base al tesserino ma in base a quale audience hai e a quanta gente sei in grado di parlare.
    La domanda quindi non è se sei o meno giornalista ma se hai o meno un blog/social network valido.
  • I blogger sono animali davvero difficili e non sono addomesticabili secondo le logiche dei media mainstream (fosse solo perché sono troppi!).
    Non si può avere un rapporto da esterno o per sentito dire.
    O sei un blogger (=l'azienda scende in campo per davvero nella blogosfera sporcandosi le manine) o stai a casa far la marmellata.
    Se vuoi far parte della blogosfera devi aver a che fare con i suoi protagonisti che ti piaccia o meno.
  • Cosa aspettarsi da un blogperitivo? Qual è il ROI di blogperitivo?
    Uhm...Non saprei. Nulla di particolare, concretamente.
    Molto, a mio parere, in termini di idee e di rapporti che si instaurano.
  • Blogger A list e classifiche varie: questi eventi dovrebbero servire a togliere le gerarchie perché parli allo stello livello con chiunque.
    Le aziende per questi eventi devono totalmente ignorare le inutili classifiche di blog che creano solo confusione e non hanno alcuna rilevanza.
    Massima apertura invece a blogger competenti nel proprio settore anche se sconosciuti.

Mi dite la Vostra? 

Ps: se pensate che la foto sopra sia orribile e che io, Lele e Luca Sofri sembriamo un tantino out è solo perché non avete visto tutte le altre foto della super pongista Delymyth (molte vietate ai 18;) 

Aperitivo Cisco - 013.jpg | DElyMyth - /dev/null

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Commenti

1. Marco, Mercoledì 23 Maggio 2007 ore 18:47

Semplificando molto, e rischiando di scrivere cose ovvie.Ci saranno 2 tipi di aziende. Quelle che vendono i propri prodotti, e basta; quelle che si impegneranno a proporre attraverso i propri prodotti un'esperienza in un certo senso "formativa". Dove per formativa intendo qualcosa capace di generare nelle persone il desiderio di contribuire, costruire, collaborare. Alla fine il prodotto, in pieno stile Web 2.0, diventerà una sorta di beta perenne...

2. Luca De Felice, Mercoledì 23 Maggio 2007 ore 19:00

Sono d'accordo sul fatto che l'operazione sia ovviamente di marketing, però un marketing silenzioso e capace di colpire. Sicuramente per il business di Cisco, inteso come ROI, ha molto più valore creare un evento di questo tipo che un'inserzione su una rivista di settore: minor investimento e molto più ritorno in termini di visibilità (l'80% circa parla nella blogosfera dell'evento in maniera positiva, il 20% critica - si dice certe volte "fai parlare bene o male, ma fai parlare di te").

Leggendo il tuo post è sconcertante rilevare come un evento di questo tipo non sia stato riportato sulla stampa on-line nazionale. Cisco è un'azienda con alta rilevanza...

3. Marco Montemagno, Mercoledì 23 Maggio 2007 ore 19:35

Si Luca agree con te :)

4. Guido Tedoldi, Lunedì 28 Maggio 2007 ore 05:58

Montemagno centra il punto quando dice, nel suo post: «I blogger sono animali davvero difficili e non sono addomesticabili secondo le logiche dei media mainstream (fosse solo perché sono troppi!)». Le aziende hanno imparato diversi modi per rendere «addomesticabili» gli editori dei media mainstream e i giornalisti che ci lavorano. Si va dall'acquisto di paginate pubblicitarie, che funzionano soprattutto con i giornali free press e con le televisioni interamente commerciali (ovvero che hanno come quasi integrale fonte di reddito la pubblicità, senza introiti derivanti dalla vendita in edicola o da canoni pubblici) alla distribuzione di gadget o di viaggi-premio in cambio di benevole recensioni. Con i blogger questi sistemi sono ancora in fase sperimentale. Per il momento sembrano non funzionare ancora a pieno, tanto è vero che blog è ancora (soprattutto in certi settori) sinonimo di «onestà», a differenza del giornalismo mainstream che è sempre più assimilabile a «marchetta» (della serie «non dite a mia madre che faccio il giornalista, lei pensa che lavori come pianista in un bordello»). Montemagno dice un'altra cosa interessante, nel suo post: «Un amico a Londra mi faceva notare che alcune case discografiche ti accreditano non in base al tesserino ma in base a quale audience hai e a quanta gente sei in grado di parlare. La domanda quindi non è se sei o meno giornalista ma se hai o meno un blog/social network valido». E questo è rivelatore di quello che interessa alle aziende: l'audience. Come se i blog fossero programmi televisivi. Sulla base di questo modo di pensare, molti strumenti di valutazione del valore dei blog somigliano all'Auditel e si concentrano sulle pagine viste o sul numero di visitatori. Il parametro è l'audience più che, per esempio, l'indice di gradimento. Ma questo, forse, è un altro discorso. Guido Tedoldi ComeSeFosseSport in BlogoSfere

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